Oasis – Embrace to Bloom

Mostra personale di Massimo Gardone a Villa Vipolže per GO! 2025: fotografie e video tra natura, memoria e innovazione tecnologica.

In occasione di GO! 2025 Borderless – Capitale Europea della Cultura, Zerial Art Project presenta la mostra personale di Massimo Gardone dal titolo “Oasis – Embrace to bloom” a Vila Vipolze – Brda, all'interno della rassegna “Amnesie – ci ricorda di non dimenticare” a cura di Elisabetta Zerial e in collaborazione con BCC Venezia Giulia Gruppo Iccrea, PromoTurismoFVG, Associale Culturale Da Arie e con il patrocinio del Comune di Gorizia. La mostra personale di Massimo Gardone, che inaugurerà il 12 settembre fino al 17 novembre, al piano nobile di Villa Vipolže, nella suggestiva Brda, si preannuncia come un’occasione unica per immergersi nell’universo poetico e visionario dell’artista. Il suo lavoro, che ha sempre trovato nella natura e nei suoi simboli più profondi una continua fonte di ispirazione, si presenta in un dialogo intimo con il contesto storico e naturale della villa, un luogo che da secoli conserva il fascino di una bellezza incontaminata. Sulla facciata verrà proiettato il video “Oasis – Embrace to bloom” un progetto di Massimo Gardone e Fabio Bressan. Un percorso sperimentale che unisce fotografia e AI, connettendo linguaggi creativi diversi per reimmaginare nuovi futuri urbani, trasportando lo spettatore in un universo immersivo e poetico. La sala Piano nobile ospiterà una selezione di opere fotografiche– già protagoniste della collaborazione con Roberto Capucci - che catturano l'essenza dei fiori attraverso un obiettivo sensibile e poetico. Ogni scatto cattura momenti di fragilità e di forza insieme, trasformando soggetti naturali in figure metaforiche della memoria e della transitorietà dell'esistenza. Attraverso questi lavori, Gardone invita lo spettatore a osservare la bellezza nascosta nelle forme e nei colori, creando una riflessione sull'intensità del presente e sulla persistenza del ricordo. La combinazione tra fotografia e video offre un'esperienza multisensoriale, in cui natura, memoria e innovazione tecnologica si fondono in un racconto poetico e contemporaneo. BIO Massimo Gardone è un fotografo italiano nato a Genova e cresciuto a Palermo. A Trieste fonda lo Studio Azimut insieme alle sue collaboratrici, Alessandra e Lorenza. Conosciuto per le sue immagini di still life, lavora in sinergia con i più importanti grafici italiani che scelgono la sua visione creativa, in equilibrio tra ricerca personale ed esigenze commerciali, per ridefinire l’identità visiva di molti brand. Quando lavora a progetti personali i suoi soggetti preferiti sono i fiori e il mare. L’esplorazione su petali e pistilli è cominciata molti anni fa e non è ancora finita, sempre stimolato dalla voglia di sperimentazione si muove tra nuovi strumenti digitali e immaginari inesplorati. Oasis è una riflessione sul mondo, romantica e ottimista, che Massimo ci regala per raccontarci di un mondo che trova nuova vita nella bellezza e nella creatività. Sui fiori "Il mio colpo di fulmine per il mondo floreale è arrivato alcuni anni fa, grazie a Flowers di Irving Penn, il libro che mi ha rivelato che è possibile “ritrarre” i fioriproprio come si fa con gli esseri umani. Le rughe segnano il passaggio del tempo,e così fa la sfioritura. Eppure, proprio in quelle pieghe si può intuire l’anima di unosguardo, come accade con un fiore appassito.Sul piano luminoso appoggio i petali e, nel gesto di sistemarli, ritrovo la graziadella danza. Cominciano ad animarsi, come nella musica che mi accompagna dasempre, e in quell’istante ritrovo il mio sguardo. Con i fiori inseguo da sempre un luogo sospeso tra sogno e realtà, simile a quello di Alice nel Paese delle Meraviglie, dove ogni dettaglio racconta una storia e invitaa perdersi in un universo altro. Ho attraversato tecniche e supporti diversi,nell’instancabile ricerca di scorgere, tra le pieghe della seduzione, narrazionisegrete. Se la via più ovvia di una fotografia conduce a una cornice, la mia curiosità mi haportato altrove, ho varcato soglie inesplorate, intrecciando il mio lavoro con mondivicini al design. Così, i miei fiori hanno trovato dimora su vetro e stoffa, suceramiche che si trasformano in tavoli, lampade, piastrelle. Ogni supporto èdiventato un giardino inatteso, fiorito in una nuova forma. Talvolta mi domando se, in questo mio mondo effimero di immagini, possa essercispazio anche per la cura del pianeta. È da questo pensiero che nascono i “veli” di Oasis: grandi superfici sospese che,nell’immaginazione, respirano nei boschi e restituiscono ossigeno alle cittàintossicate. In questi scenari futuribili, mi piace pensare che un giorno i velirigeneratori di ossigeno diventeranno realtà, e che forse qualche scienziato vorràrivestirli con i miei fiori, perché allora ogni petalo sarà un polmone, ogni colore unsoffio, e l’arte potrà diventare respiro per il mondo."  Massimo gardone Una nuova - strana - primavera “Non ricordo quando apparvero. Dicono che fosse il '42, ma chi può saperlo? Noi non teniamo più memoria dei luoghi che abbiamo visitato, e nemmeno degli anni incui abbiamo viaggiato. Eravamo in un bosco, c’erano ancora delle foglie.Mi ci aveva portato molti anni prima un amico. Ti piacerà, mi aveva detto. Soprattutto in autunno, vedrai i colori. In effetti, allora mi era piaciuto. Non facevaancora freddo, a quella latitudine poteva farlo, era forse ottobre inoltrato, mac’era ancora ombra, e foglie ancora verdi e gialle e rosse, sfumature e pigmentimolto diversi, chiaroscuri, giochi di ombre e luci, meraviglia per gli occhi. Colore eombra. Era piacevole camminare a lungo in quel bosco. I miei amici che abitavanolì da quelle parti la chiamavano foresta, ma era un bosco urbano, un enorme parcocon grandi alberi che si incuneava nella periferia della metropoli fino a toccarne iquartieri semicentrali. Perché dico tutto questo? Divago, ma torno al punto da cuisono partito. Sono tornato in quel bosco molti anni dopo, volevo rivederlo. Volevo tornarci da solo, fare un viaggio nella memoria, un viaggio della memoria. Il bosco era cambiato. Alberi secchi, poca ombra. Ancora qualche singola fogliaappesa ai rami. Mi perdo nei sentieri, non li riconosco. All’epoca la traccia di uncalpestio recente ci guidava, ora invece mancava il sottobosco, fra gli alberiormai secchi. Non trovavo la strada per uscirne, non ritrovavo quella da cui ero venuto. All’improvviso un fruscio attira la mia attenzione. Uno strano fruscio, un suono chenon avevo mai sentito. Niente di sinistro, un suono delicato e insolito, anzi del tutto inaudito. Inquietante, perturbante, solamente perché era del tutto nuovo per le mie orecchie. Una vibrazione, qualcosa nell’aria. In alto. Non era un volo d’uccello. Non quello di uno strano insetto. Una strana sensazione uditiva, accompagnata da unasensazione di freschezza, come un respiro fresco e anche un po’ profumato. Fiori in quella stagione? Non potevano esserci, non c’erano mai stati nel periodoautunnale, nemmeno quando gli alberi erano ancora sani. Ma chi può sapere inche stagione fossi ricapitato lì? Forse mi sbaglio, forse non era più l’autunno, forseera una nuova primavera. E quella era la sensazione che ricordo tuttora di aver provato, qualunque fosse la stagione che non ricordo: era una nuova - strana - primavera. Alzo gli occhi e lo vedo: un enorme velo appeso in alto fra i rami, unvelo luminoso e leggero, bianchissimo, di un candore quasi abbagliante, che fluttuava legato fra i rami di due alberi distanti molte braccia fra loro, lì dove forse passava l’antico sentiero... E fra i rami, nella luce candida del velo, come se palpitasse c’era un cuore, ma guardando meglio era un enorme fiore, come se fosse proiettato da qualche parte, no, forse era disegnato, era fotografato, era stampato su quello strano tessuto, ma era stampato come fosse luce in movimento, che andava e veniva da quel grande velo... Sono svenuto, come se fossi andato in iperventilazione. Di sicuro ricordo unasensazione di capogiro e di essermi poi ritrovato a terra, in un silenzio irreale manaturale al tempo stesso. So quel che dico, era come se l’aria fosse più pulita equello strano, stranissimo fruscio, molto delicato, quasi musicale, coprissequalsiasi altro rumore, tramestio, scricchiolio del mondo circostante.” Piu' informazioni: ZTKMŠ Brda Vila Vipolže Vipolže 29, 5212 Dobrovo T: +386 8 20 554 20 W: brda.si E: info@vilavipolze.eu Zerial Art Project T: +39 351 7662597 info@zerialartproject.com www.zerialartproject.com 

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