Giorgio Bottò

Giorgio Bottò

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Nato a Latisana (Udine, Italia) nel 1961, Giorgio Bottato vive e lavora a Monfalcone (Gorizia, Italia). Artista contemporaneo, ha sviluppato la sua ricerca artistica dalla pittura figurativa di paesaggio verso l'astrazione, linguaggio attraverso il quale ha trovato la sua più autentica espressione creativa.

La sua opera è caratterizzata da una visione libera e senza tempo che va oltre la mera rappresentazione della realtà, esplorando temi universali legati all'esistenza, alla memoria e alle emozioni.

Dopo un lungo periodo di sperimentazione tecnica e stilistica, la sua pratica artistica si è gradualmente evoluta verso l'astrazione, arricchendosi negli ultimi anni con riferimenti al mondo antico e all'archeologia.

Una caratteristica distintiva delle sue opere più recenti è l'inclusione di elementi ispirati alla scrittura cuneiforme sumera, risalente a oltre 5.000 anni fa. Attraverso il colore, la texture e la luce, Bottato cerca di creare un linguaggio visivo capace di evocare emozioni, ricordi e profonde esperienze interiori.

Molte delle sue opere sono impreziosite da foglie d'oro e d'argento applicate su superfici texturizzate, che producono riflessi cangianti e diverse percezioni visive a seconda dell'angolo di osservazione.

Nel corso della sua carriera, Bottato ha allestito numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero.

Le sue opere sono esposte in modo permanente anche presso l'Hotel Major di Ronchi dei Legionari, in Italia. È stato selezionato per importanti mostre e biennali europee a Parigi, Barcellona, Londra e Venezia, e ha partecipato a concorsi ed eventi artistici nazionali e internazionali a Monte Carlo, Bruxelles, Pécs, Budapest, Roma, Palermo, Venezia, Cesenatico e Cefalù.

Le sue opere sono state pubblicate su riviste d'arte specializzate e cataloghi di mostre, ricevendo numerosi premi, riconoscimenti e menzioni d'onore. Sono presenti in collezioni private e pubbliche in Italia e all'estero e sono esposte in ambasciate, consolati, istituzioni culturali, enti pubblici e amministrazioni comunali.

La sua produzione più recente si contraddistingue per opere innovative di “Pittoscultura” (pittura-scultura), ispirate all'antica civiltà sumera.

Questa ricerca coniuga terracotta, colore, oro e argento con la poesia, traducendo visivamente versi selezionati del poeta Pierpaolo Freschi attraverso l'uso di segni cuneiformi sumeri. La storia si trasforma così da testimonianza archeologica in fonte di ispirazione creativa contemporanea.

Dalla collaborazione tra Giorgio Bottato e Pierpaolo Freschi nacque il neologismo “Pittapoesia”, un’originale sintesi tra arte visiva e poesia.

In questo progetto, Bottino trasforma le emozioni in metafore visive, mentre Freschi le esprime attraverso un linguaggio poetico, creando un dialogo avvincente tra immagine e parola.

Nel maggio 2026, la rivista culturale internazionale francese Lumières International ha dedicato un articolo di due pagine al progetto Pittapoesia, ai suoi autori e al premio Apoxyomenos ricevuto a Bergamo nel 2025.

Tra i critici, storici dell'arte e studiosi che hanno scritto sull'opera di Giorgio Bottò ricordiamo Angelo Crespi, Vittorio Sgarbi, Luca Beatrice, Plinio Perilli, Giancarlo Bonomo, Raffaella Rita Ferrari, Cristina Suligoi, Cinzia Aloisi, Marina Dorsi, Sandro Serradifalco, Rino De Lucia, Rosanna Chetta, Mariarosaria Belgiovine, Gennaro Maglie, Guglielmo Manitta ed Enza Conti.

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